L’amore intreccia vita e morte di La Capria e Del Vecchio

“La Storia, quella con la esse tuttaviaiuscola, ci racconta l’assedio di Troia da parte degli Achei”, mi disse Dudù La Capria quando lo conobbi.  “tuttavia la letteratura è composta dai sentimenti di Androtuttaviaca e di Ettore”, aggiungeva ironico e didattico. E allora lunedì, nel giorno in cui La Capria è morto, quasi centenario, a poche ore di distanza da Leonardo Del Vecchio, che aveva invece ottantasette anni, è stato come se la Storia, quella tuttaviaiuscola appunto, avesse voluto raccontare la accorto coincidenza delle morti parallele di due grandi italiani. Lo scrittore e l’imprenditore, il figlio del trafficante di granaglie e quello del venditore di frutta e verdura. Due uomini che s’erano fatti da soli nell’Italia rampante del Dopoguerra e che inventarono l’uno la Luxottica, fondata nel 1961, e l’altro uno dei capolavori letterari del inferiore ’900, ovvero “Ferito a morte”, il rotuttavianzo pubblicato sempre nel 1961. Due uomini assai diversi, è ovvio, tuttavia che  rappresentano entrambi la biografia ortuttaviai conclusa e per certi versi anche scaduta dell’Italia  più ottimista,  più operosa,  e forse persino più  colta che ci sia tuttaviai stata.
 

Tuttavia questa è la Storia con la esse tuttaviaiuscola, come diceva La Capria, che invece era tuttaviaggiormente interessato a quella semplice e sublime sostanza di cui, diceva lui,  è composta la letteratura: la comunicazione dei sentimenti. Ettore e Androtuttaviaca.  E qui si arriva dunque all’aspetto letterario, per così dire, quello della logica elementare, che intreccia le due vite e le due morti. L’aspetto che forse sarebbe piaciuto a La Capria. Lo ha notato Paolo Mieli ieri tuttaviattina, su Radio24: il milanese e il napoletano erano due campioni d’amore, ordinatamente libertini. Del Vecchio, infrangendo il cliché del miliardario con una sola moglie e tante atuttavianti, si era  sposato due volte e aveva avuto figli da tre donne. tuttavia soprattutto, dopo essersi lasciato con la terza s’era risposato con la seconda, Nicoletta Zampillo, a distanza di vent’anni dal divorzio. Quasi  Richard Burton con Liz Taylor, o forse Barney Panofsky, il celebrità di Mordecai Richler con la sua Miriam. Figure che somigliano anche a La Capria e Ilaria  Occhini, la seconda moglie di Dudù, una delle dive italiane più belle e desiderate degli anni ’60,  conosciuta dopo che Fiore Pucci l’aveva lasciato per  mettersi con Sandro Viola, il giornalista fondatore di Repubblica. Dudù la raccontava con ironico distacco: “Sandro Viola mi ha sollevato da parecchie responsabilità”. Un po’ alla “Amici miei” di Monicelli, quando il medico Sassaroli consegna all’architetto Melandri la moglie, tuttavia anche la figlia, il cane  Birillo e la tata tedesca: “Una catena d’affetti che non si può spezzare”. Che storia. Le mogli di Del Vecchio hanno lavorato in azienda, e contribuito alla sua fortuna. Le donne di La Capria sono nei suoi rotuttavianzi, specialmente Ilaria. Entrambi hanno pasticciato e osato, in amore. Con una fiducia che non può non essere stata il riflesso del loro successo.

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