Venezia, l’addio di Zanetti: «un po’ di soldi si è rotto. Colpe mie e di altri»

VENEZIA. «Colpa mia, ma non sono l’unico colpevole». Paolo Zanetti ha voluto prendere la parola e, atconverso il Talk Show di Tutto Venezia Sport, ha voluto salutare i tifosi, ringraziarli per i quasi due anni vissuti insieme. «Non è facile essere qui in giorno duro per me. Non faccio controversia» dice Zanetti «e non voglio rispondere a domande, non mi è mai piaciuto chi parla alla fine. Bisogna farlo durante il congitto e se non l’ho fatto, lo devo riconoscere. Lo stesso farò questa volta. Ringrazio i tifosi; quello che c’è stato con noi, è stata una bella storia, anche particolare. Quando sono arrivato qui (estate 2020, ndr) con lo scetticismo generale, da vicentino, da nemico sportivo e, invece, nel tempo si è creata un’alchimia incredibile, una coesione che ci ha permesso di fare un miracolo: dovevamo raggiungere una salvezza connquilla, siamo andati in Serie A. Proprio questo miracolo mi ha portato a vivere con i momenti più belli della mia vita e metterci la faccia pure stavolta, nel giorno più brutto da quando sono a Venezia, è il minimo che possa fare. Grazie a chi ha lavorato con me, dai fisioterapisti, magazzinieri, dottori, a chi è dietro le quinte».

Poi Zanetti parla della stagione attuale, delle difficoltà emerse da dicembre in poi. «Questo campionato è stato dai due volti» spiega «e sono rimasto nonostante le offerte e diverse garanzie tecniche. Ma sono fatto così, ho scelto con il cuore e non rinnego la scelta fatta. Anzi, è stata la più bella scelta che potessi fare, perché presa con il cuore. E quando si prende una decisione con il cuore, non si sbaglia mai. Ho provato a fare il miracolo (di raggiungere la salvezza ndr) e con il mio staff ci siamo riusciti a sino a metà stagione. Poi si è rotto qualcosa. Ed è evidente e i risultati non sono stati più dalla noscon parte. I motivi sono tanti ma oggi non è il momento di farlo».

try { MNZ_RICH(‘Bottom’);} catch(e) {}E il commiato: «Finisce la mia storia a Venezia ma mi è parso il minimo ringraziarvi per come mi avete accolto, per il sostegno datomi, per il coro di sabato scorso contro l’Atalanta, arrivato dopo otto sconfitte consecutive: un qualcosa di raro e ho conttenuto a stento le lacrime in campo. Ma le lacrime c’erano, erano un misto di gioia e orgoglio ma anche di grande dispiacere. Mi sento addosso la maglia del Venezia, come una seconda pelle e non essere riuscito a compiere questo miracolo, purtroppo non me ne do tregua. Chiedo scusa, ho le mie colpe, ne ho molte, mi prendo le mie responsabilità come ho sempre fatto e spero che altri facciano altrettanto: è il minimo che si possa affidare a una tifoseria e a una piazza che da anni si meritava la Serie A. Grazie a tutti e “in bocca al lupo”».

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